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Lebron James Award

Inviato: 30/09/2012, 18:16
da Gigilasegaperenne
Lebron James Award

Perdere fa sempre male. Ma quando la sconfitta arriva dopo aver costruito alla perfezione un successo per larga parte della gara, è come ritrovarsi in una cella con Tiziano Ferro, Cristiano Malgioglio e Renato Zero tenuti in cella di isolamento per 3 mesi. Come il re del quarto quarto insegna. Il premio vuole onorare chi ha gettato solidissime basi per cogliere un risultato importante, salvo poi buttare tutto a donne di facili costumi nelle battute finali.

NOMINATION

Silvére Saubert
Già impostare mezzo Tour sulla conquista della classifica che a squadre, notoriamente prestigiosa quanto un riconoscimento conferito dalla redazione de "Il Giornale" (ma meno offensivo), è un'idea quanto meno discutibile - dove per "discutere" si intende fare ricorso agli stessi toni di Vittorio Sgarbi -. Ma se poi si compromette il tutto facendosi fottere da un'azione a sorpresa di De Col (dicasi De Col), e ci si sorprende che il Team Sky si ritrovi in vetta alla graduatoria avendo solo due dei primi quattro della generale, una nomination al Lebron James Award è il minimo sindacale. Se poi ti passa anche la Radioshack, la vittoria sembra già tua. Sembra, ma conoscendoti probabilmente troverai il modo di perdere anche quella.

Franco Pellizotti
Vestire la maglia a pois e perderla in vista di Parigi è materiale da film drammatico. Perderla nonostante si sia acquistato approssimativamente mezzo gruppo, inclusi alcuni dei possibili avversari, è roba da commedia, specie se a fotterti è stato uno che si è accorto a tre giorni dalla fine del Tour di poter conquistare la maglia di miglior scalatore. Perderla quando Zomegnan ti aveva dato l'ordine tassativo di prenderla, invece, è da film dell'orrore, specie per chi ha avuto la sfortuna di vedere il contenuto della scatola recapitata a casa Pellizotti con l'etichetta: "Così vediamo se la prossima volta ti fai inculare ancora da un francese".

Tejay Van Garderen
E' possibile perdere la maglia bianca essendo il più forte in salita, il più forte a cronometro e senza incappare in incidenti di sorta? Sì, se ti chiami Tejay Van Garderen. Certo, l'americano ha l'attenuante di aver dovuto lavorare per Cadel Evans, che anche grazie ha lui ha concluso sul secondo gradino del podio. Però ha anche l'aggravante di essersi fatto battere da Kruijswijk, che nell'ultra-trentennale storia della maglia bianca sembra più facile raccolga l'eredità di vincitori come Benoit Salmon, Fabrice Philipot e Raul Alcalà che quella di Laurent Fignon, Greg LeMond e Marco Pantani. L'augurio è che quanto meno non raccolga quella di Cunego.

Joaquim Rodriguez
Non c'è dubbio che Rodriguez abbia disputato un Tour di altissimo livello, giustamente coronato con un piazzamento nei cinque e due vittorie di tappa. Però, proprio perché bastava poco per mettere la ciliegina sulla torta, dormire nella tappa di Luz Ardiden e farsi fottere la maglia a pois è sembrato un po' come se Freddie Mercury, dopo aver fatto battere le mani a tempo a 80.000 persone sulle note di Radio GaGa, avesse piantato un peto nel microfono: l'esibizione sarebbe stata ancor più memorabile, ma non necessariamente migliore.